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LA TERRA DEI FUOCHI

la terra dei fuochiCosì è detto un vasto territorio tra le province di Napoli e Caserta, tristemente famoso  per la  presenza di rifiuti tossici.

In questi luoghi le innumerevoli discariche abusive presenti in piena campagna o lungo le strade vengono date alle fiamme quando si saturano, per liberare spazio dove "smaltire"altri rifiuti, la maggior parte dei quali sono speciali. I rifiuti speciali sono definiti nell’articolo 7 del Decreto Legislativo numero 22 del febbraio 1997 come  una categoria che si differenzia nettamente dai rifiuti urbani, domestici o assimilabili a quelli domestici, quelli per esempio che derivano dalla pulizia delle strade o provenienti da aree verdi. Rientrano tra i rifiuti speciali quelli derivanti da attività agricole e agro-industriali, da attività di demolizione, costruzione, da lavorazioni industriali e artigianali, da attività commerciali o di servizio, o ancora quelli derivanti da macchinari, combustibili, veicoli a motore. Sono rifiuti pericolosi e inquinanti, il cui smaltimento dovrebbe seguire particolari modalità di trattamento o di stoccaggio particolare, proprio per contenere i pericoli ambientali derivanti dalla loro gestione. Lo smaltimento è poi differente a seconda della tipologia di rifiuto ( un solvente di laboratorio è diverso da quello di un pannello di amianto. I rifiuti speciali sono la parte più consistente dei rifiuti e anche i più costosi da smaltire: fino a 600 euro per tonnellata per i più pericolosi.

I rifiuti urbani e speciali, bruciati nell’area del casertano e nella zona settentrionale della provincia di Napoli sono la principale fonte di inquinamento della zona. La pratica criminale di smaltire o riciclare i rifiuti speciali bruciandoli ormai va avanti da molti, troppi anni, senza che nulla sia realmente cambiato, con stagioni di roghi, fumi tossici e chissà quanti altri veleni. Si continua come se nulla fosse. La terra dei fuochi, un territorio di 1076 km² e circa 2 milioni e mezzo di abitanti residenti in 57 comuni, è ormai un  territorio totalmente compromesso, con il tasso di mortalità per tumore più alto d'Europa. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) l’incremento di diverse patologie tumorali è strettamente correlato con gli  smaltimenti illegali di rifiuti e la conseguente  dispersione di sostanze inquinanti nel suolo e nell’aria. Lo Stato non riesce a risolvere l’emergenza inquinamento e a trovare una soluzione definitiva per i continui roghi tossici e  la criminalità organizzata continua impunemente, a partire dagli anni Ottanta a sversare e bruciare rifiuti, dapprima quelli urbani,  poi quelli speciali e pericolosi,  più redditizi.

Ma l'inquinamento è anche "legale": il 14 luglio 2016, la società A2A, che gestisce il maxi inceneritore di Acerra, ha presentato uno studio sull’impatto ambientale dell'impianto, classificato "insalubre di classe I”, cioè il più inquinante per un impianto industriale, inserendolo nel contesto della gravissima situazione di inquinamento dell’aria della provincia di Napoli. Secondo tale studio, sponsorizzato dalla stessa A2A, le cause prime di tale  inquinamento sarebbero il traffico automobilistico  e il riscaldamento anche domestico e solo “trascurabile” sarebbe il contributo  dell'inceneritore, le cui emissioni sarebbero “ampiamente al di sotto dei limiti di legge”. Peccato che non ci sia alcun accenno alle polveri sottili, le più insidiose e pericolose e alle ceneri  tossiche, prodotte dall’inceneritore e al relativo smaltimento.

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