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fidelMorto a 90 anni il  Líder Máximo di Cuba

Cuba perde l’artefice della sua grandezza e della sua “Patria y Libertad”

Il 26 novembre 2016, all’età di 90 anni è morto, a causa della malattia che lo aveva già allontanato dal governo a partire dal 2008, il Líder Máximo di Cuba: Fidel Castro, uomo che nel bene o nel male ha segnato la storia di Cuba aumentando l’importanza dell’isola e trasformandola nella “sfida mai vinta” degli USA.

Egli è stato il leader nazionale che ha detenuto il potere per più tempo, nel Novecento, dopo la Regina Elisabetta II e quando arrivò il momento di lasciare le redini del governo al fratello disse al suo popolo “non vi dico addio ma continuerò a combattere con voi come soldato delle idee.

” La notizia è arrivata alla tv nazionale di Cuba dal fratello Raul, ormai alla guida dell’isola dal 2008, il quale lo ha ricordato con il suo motto “Hasta la victoria siempre!”. L’ annuncio della dipartita è stato accolto con gioia dagli oppositori cubani a Miami,  che consideravano il governo di Fidel come un Regime, e con dolore dai cubani dell’isola, che inquadravano la forma di governo come una Repubblica legittima.

Fidel Castro, figura estremamente discussa, nato nel 1926 a Birán e figlio di un immigrato spagnolo divenuto poi proprietario terriero, è diventato il simbolo della Rivoluzione comunista cubana ma anche, agli occhi dei dissidenti, il dittatore che non concede libertà. Nel 1945 si iscrisse alla facoltà di Diritto dell’ università dell’Avana e partecipò alla vita politica dell’ateneo, nel 1950 dopo essersi laureato si arruolò in un movimento contro la dittatura di Fulgencio Batista e dopo il fallimento del primo piano di assalto fu imprigionato dal regime. Al processo si difese autonomamente con un documento che sarà conosciuto con il titolo “ La storia mi assolverà” e con il quale riuscì a passare da imputato ad accusatore presentando le problematiche della realtà cubana dell’epoca e a prefigurare quello che poi sarà il suo programma. Infatti dopo aver ottenuto l’amnistia, nel 1959 prese le redini del governo con l’appoggio del fratello Raul e dell’amico Ernesto “Che” Guevara.

Gli Stati Uniti inizialmente furono propensi al riconoscimento del nuovo governo ma i rapporti tra USA e Cuba degenerarono nel momento in cui Fidel Castro decise di espropriare le proprietà delle principali compagnie statunitensi proponendo risarcimenti basati sulla valutazione fiscale delle proprietà e quando firmò un accordo per l'acquisto di petrolio dall'Unione Sovietica. Successivamente gli Stati Uniti decisero di appoggiare gli esuli di Cuba e attaccare l’isola. Il presidente Kennedy autorizzò lo sbarco presso la Baia dei Porci ma l’invasione non ebbe l’esito sperato. Dopo la crisi del 1962 tra Kennedy e Kruscev, Castro si alleò con l’Unione Sovietica.

Nel gennaio del 1966 e nell’agosto 1967, Castro diresse all’Avana due conferenze internazionali per la solidarietà con i popoli dell’America Latina, dell’ Asia e dell’ Africa, dalle quali sorsero organi permanenti con sede a Cuba. La prima Costituzione della Repubblica socialista di Cuba, da lui elaborata ed approvata mediante un referendum popolare, entrò in vigore nel 1976 e attribuì a Castro le cariche di capo del partito, del governo e di presidente del Consiglio di Stato. All’ inizio degli anni Ottanta, dopo un tentativo di ristabilire normali relazioni con gli USA, si scontrò più volte con la politica del presidente Reagan, soprattutto per la questione dei debiti dei Paesi latino-americani e per il Nicaragua. Tuttavia, Castro seppe reagire con abilità alla cambiata temperie: permettendo l’esodo dei cittadini malcontenti si liberò a buon mercato di possibili oppositori.

In politica economica effettuò una silenziosa virata, e di fronte al persistere della crisi, si rivolse nel 1982 al mercato internazionale dei capitali valendosi del fatto che l’economia del suo Paese rimaneva una delle più forti in America Latina. Il rilancio dell’autonomia dell’America Latina riportò alla ribalta Castro nel 1985 quando, alla Conferenza dell’Avana, dichiarò ingiusti i debiti dei Paesi latino-americani proponendone l’abolizione.

Per quanto riguarda le opinioni degli esponenti politici mondiali sulla morte di Fidel Castro, sono abbastanza diversificate. Trump non si è sbilanciato, si è limitato a dare l’annuncio della morte con un tweet, anche se durante la campagna elettorale aveva minacciato di far cadere nuovamente il “gelo” sulle relazioni con Cuba. Invece in Italia Gasparri e Salvini hanno espresso il loro disappunto riguardo la figura del “lider” definendolo un feroce dittatore, invece il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha innalzato l’ aspetto liberatore e portatore di speranza della sua persona. Gorbaciov e Putin hanno espresso la loro gratitudine per l’alleanza stabilita nel durissimo periodo delle guerre ideologiche.

Ma nonostante le varie contraddizioni, l’esperienza Cubana risulta positiva. Nel 1960 davanti alle Nazioni Unite, Castro disse che attuando una riforma riguardante l’ alfabetizzazione, Cuba sarebbe stata la prima nazione d'America a poter dire di non avere una persona analfabeta. Egli riuscì infatti a ridurre il tasso di analfabetismo dal 20% al 3,9%. Anche la sanità, oltre all’istruzione, è accessibile a tutti ed estesa alle zone più emarginate dell’isola.  E contrariamente alla situazione presente in altre  nazioni latino-americane e caraibiche, nessun bambino cubano vive per la strada e i tassi di mortalità infantile sono i più bassi della regione.

Bisogna dire a questo punto che in 49 anni di dominio “tirannico”, Castro con il suo operato controverso è riuscito a dare lustro e notevole importanza ad una piccola isola, rendendola e rendendosi  protagonista indiscusso degli avvenimenti del 900. Così con la sua morte si chiude definitivamente la pagina sospesa del secolo precedente, lasciando pieno di interrogativi il cammino già intrapreso dell’isola.

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